Così come nel settore del cinema ci sono i cosiddetti “cinepanettoni”,
ovvero quelle pellicole che escono poco prima del Natale con meri intenti consumistici
d'intrattenimento, altrettanto avviene nel settore videoludico, ed EA è la
casa di produzione riconosciutamene più esperta in questo ambito. Ci manca
solo che leghi la sua immagine a quella di Babbo Natale, come la nota marca di bibite
ha fatto tanto tempo fa, ed il quadro sarebbe completo. Ecco quindi il cosiddetto
“vgpanettone” (che si pronuncia “vugipanettone”), uno tra
i più ambiti e riconosciuti: l'ultima incarnazione della serie Need For Speed.
Via,
via la polizia!
Lungi dal rischiare una formula ben collaudata, Electronic
Arts si limita a riproporre sempre la stessa, spostando giusto qualche candito qua
e là e, nel tentativo di ricreare la summa perfetta di questo tipo di videogiochi,
cercando di miscelare insieme la ricetta del panettone con quella del pandoro, ovvero
tentando di prendere quanto di buono visto in Most Wanted e cercando di mischiarlo
alle caratteristiche tipiche della serie Underground.
Dal penultimo episodio
si attinge per quel che riguarda la presentazione coreografica, per la trama in
grado di “legare” assieme le varie gare che dovremo disputare, senza
la quale risulterebbe più difficile affrontare tutte le sfide senza notare
una certa ripetitività.
Anche la polizia è stata ripresa da Most
Wanted, ma questa volta il suo intervento è più contenuto. Non mancheranno
le occasioni in cui interverrà ma, per fortuna, si tratterà di eventi
più rari rispetto al passato. Il “per fortuna” sta a sottolineare
che non ci riteniamo per nulla soddisfatti delle fasi in cui si viene inseguiti
dalla polizia ed in cui bisogna fuggire. I beniamini della giustizia in questo caso
sembrano infatti godere del dono dell'ubiquità, di una capacità ineguagliabile
nel non commettere errori alla guida e di accelerare da 0 a 100 in tempi misurabili
in centesimi di secondo piuttosto che in secondi (caratteristica presente anche
in altre parti del gioco di cui parleremo più avanti).
In questo
modo non viene premiata l'abilità di guida o la capacità di sfruttare
tutte le potenzialità della nostra vettura, dato che per quanto ci sforzeremo
non riusciremo quasi mai a seminarli tutti ed a lasciarceli alle spalle (anche perché
compaiono nuove unità davanti a noi in continuazione). L'unica cosa che riesce
a porre fine a queste folli sezioni di gioco è quella di colpire parti di
edifici o impalcature per bloccare i nostri inseguitori (ma anche in questo caso
ci ritroveremo spesso, ed inspiegabilmente, un'altra vettura della polizia di fronte
a noi, come se fosse sbucata dal nulla) e poterci così nascondere nei soliti
luoghi protetti indicati sulla mappa.
Se questa componente doveva aggiungere
un qualche frangente che donasse varietà al gioco, forse era meglio non implementarla;
così com'è crea più frustrazione che altro, per non parlare
degli obiettivi che il gioco propone. Già perché per concludere la
carriera (ovvero la modalità principale del gioco) gli incontri con la polizia
saranno contenuti, ma se decidiamo di metterci a sbloccare tutte le sfide “secondarie”
proposte dal gioco, ce ne saranno alcune che ci faranno ricordare gli obiettivi
“polizieschi” che si dovevano sbloccare in Most Wanted, alcuni dei quali
davvero sovraumani, dove bisogna far durare un inseguimento decine di minuti oppure
distruggere un numero impressionante di auto dei tutori dell'ordine.
Conquistare
la città
Posto che fortunatamente la polizia è qui una caratteristica
di contorno, possiamo passare a descrivere la modalità carriera, quella su
cui gira attorno la trama di questo nuovo episodio.
Anche se la storia è
leggermente più elaborata rispetto a quella appena trascorsa, le novità
sono ben poche. Il solito pretesto banale per farci partire senza auto, con poca
grana in tasca e con davanti a noi l'obiettivo di vincere tutti gli avversari e
diventare di nuovo il campione incontrastato, dominatore della città. In
questo caso il “titolo nobiliare” risulta parecchio azzeccato, dato
che l'obbiettivo primario sarà proprio quello di “conquistare”
le varie zone della città vincendo le gare che compaiono su di queste. Una
volta conquistate tutte le zone che facevano a capo ad una particolare gang rivale,
sarà l'ora di sfidare il rispettivo boss, dimostrando così la nostra
superiorità.
Ci sarà anche un mistero da dipanare nel frattempo,
ma si tratta solo di un pretesto per far parlare la bella pupa sullo schermo e dare
un tocco maggiormente cinematografico al gioco.
La mappa di gioco è esplorabile
liberamente in free-roaming ma, data la sua tipica somiglianza a quelle viste negli
episodi precedenti, non si hanno molti stimoli nel gironzolare per le strade dell'urbe,
solamente per il gusto di farlo (darsi al turismo automobilistico su Test Drive
è tutta un'altra cosa, tanto per capirci).
Vuoi far parte della
mia banda?
Al posto della varietà di luoghi, troviamo molto più
stimolante la varietà della tipologia di gare.
Nulla di nuovo, ben inteso,
ma comunque è presente una certa differenziazione tra una competizione e
l'altra che fa in modo di non ricreare troppo in fretta il senso di ripetizione.
Ci
sono le classiche competizioni “circuito” e “sprint”, in
cui bisogna semplicemente arrivare primi in gare rispettivamente con più
giri di uno stesso percorso o in competizioni punto-a-punto.
Ricompaiono le
gare a check-point (contro il tempo) e quelle con gli autovelox, in cui vince chi
passa davanti a questi ultimi con la maggiore velocità segnalata sul tachimetro.
Tornano
anche le gare di drifting, in cui vince il giocatore con il punteggio più
alto, accumulato inanellando le sbandate più spettacolari, cercendo di mantenere
la velocità sostenuta e di passare sopra alle zone più pericolose,
quelle vicine ai bordi della strada.
Ci sono poi le “guerre su strada”
(una per ognuno dei 4 territori principali della città), altre gare a circuito
in cui si gareggia contro ben 19 avversari contemporaneamente (contro gli 8 tipici
delle gare normali), ma la prima vera novità di questo Carbon sono le gare
nei canyon